18/05/2012

Inquisizione e streghe di Benevento

47.jpgTante furono le donne uccise in Europa a seguito dell'inquisizione ed anche a Benevento ci furono dei roghi anche se in minor modo. Ma la noce di Benevento, che forse si trovava o a piano Cappella o lungo la strada che porta da Benevento ad Altavilla Irpina, nella letteratura della stregoneria, era un luogo di fama mondiale per l'appuntamento del Sabba delle arcistreghe. Vogliamo ricordare tutte le vittime dell'inquisizione e soprattutto mostrare solidarietà a tante donne che forse streghe o janare non erano ma povere contadine che utilizzavano medicina alternativa della tradizione, ignoranti con gravi handicap mentali che qualcuno volle vedere diverse ed infine vittime di desideri carnali che non trovarono soddisfazione.

Almeno tre storie di pseudo streghe nostrane vittime dell'inquisizione:

Mariana di San Sisto.
Nell'anno 1456, Mariana venne accusata di andare con una sua compagna a danzare con i diavoli sotto un noce nel beneventano, torturata alla fine confessò. Andavano a rapire i bambini nella notte per succhiare da loro l'anima, e ne bevevano anche il sangue. Accusata di aver ridotto in fin di vita il bambino di Paolo Giacomo, detto il Barbiere, e Flora Schiavo, fu condannata al rogo.

Bellezza Orsini, 1600 circa.
Questa é la storia più famosa dalle nostre parti, era una strega dichiarata, era famosa per i suoi malefici e venefici.
Era esperta di erbe e medicinali, un giovane in cura presso di lei, morì a seguito di una malattia e i suoi parenti accusarono Bellezza di averlo stregato e ucciso.
Questo fu solo l'inizio di una lunga serie di denuncie che seguirono.
Così fu condotta al carcere di Fiano e sottoposta a crudeli interrogatori, confessò che il luogo dei raduni era sotto il Noce e che le riuni­oni più importanti avvenivano ogni tre anni (ma si sa che non era affatto così, forse volle proteggere il culto), tra le altre cose diceva di possedere un libro con scritti tutti i "segreti del mondo".
Condannata al rogo, si suicidò in carcere, colpendosi piu volte la gola con un chiodo.

Faustina Orsi, anno 1552.
Fu accusata di aver ucciso molti bambini dopo averli "stregati con le sue medicine"; anche lei confessò, pur con descrizioni meno dettagliate di quelle di Bellezza. Lei però affermava di aver commesso molte opere malvagie, ma anche di essersi pentita, infatti da più di due anni non si recava più al Noce. All'epoca del processo aveva 80 anni; l'anzianità e il suo pentimento non le risparmiarono il rogo. Morì bruciata come le altre streghe.
Abele De Blasio, studioso dell'argomento, ci dice che a Benevento erano conservati i verbali di oltre 200 processi per stregoneria, presso la Curia Arcivescovile.
Ma gli atti furono fatti sparire, distrutti probabilmente, nel 1860, prima dell'arrivo delle truppe garibaldine, per evitare che fossero utilizzati come propaganda anticlericale nel difficile periodo che precedeva la presa di Roma.


Per approfondimenti si veda il link allegato;

http://www.italianmisteryproject.net/modules.php?name=News&file=print&sid=8

ed ancora

http://books.google.it/books?id=6eTb-0s4rI4C&lpg=PT18&dq=streghe%20benevento&hl=it&pg=PT18#v=onepage&q=streghe%20benevento&f=false


La leggenda del noce

L’esercito bizantino ormai si avviava alla città e nulla più sembrava poterlo arrestare. In quella situazione disperata, ammonito da sogni e visioni, il duca Romualdo fece voto di sradicare un albero di noce che sorgeva nei pressi della città, un albero considerato miracoloso, che fioriva senza interruzione in ogni stagione e sui cui rami stava appesa la statua di un serpente di bronzo, che molti abitanti della zona, e anche il duca stesso, veneravano. In effetti i bizantini vennero sconfitti grazie all’intervento del re Grimoaldo che nel momento decisivo arrivò in soccorso dal nord. Il duca Romualdo mantenne la parola: accompagnato da una gran processione di guerrieri e di sacerdoti, guidati dal vescovo barbato, arrivò sino al luogo in cui sorgeva l’albero e lo fece abbattere. Nelle sue radici (racconta la leggenda) fu trovato un demonio orribile in forma di serpente, che il santo vescovo uccise aspergendolo di acqua benedetta. Ma l’abbattimento del noce, a quanto pare, non interruppe le pratiche che si compivano in quel luogo: si raccontava che nello spazio in cui sorgeva il noce, anche molto tempo dopo, si radunavano in segreto streghe e stregoni a compiere i loro efferati riti notturni, e si favoleggiava che alla loro festa (o “sabba”) presenziasse il demonio in persona. Il noce di Benevento con le sue streghe divenne un luogo favoloso di cui si parlava in tutta Italia.
Che informazioni possiamo ricavare da questa leggenda, che si trasmise oralmente durante molti secoli (la prima registrazione scritta risale al 1640 e si deve a un medico di Benevento, Pietro Piperno)? Una spiegazione è suggerita da alcuni scavi archeologici che nel 1903 a Benevento miserino luce la presenza di un tempio della dea Iside, che sorgeva probabilmente nel luogo in cui poi fu costruita una cattedrale. Il tempio fu distrutto alla fine dell’epoca antica, e sopra di esso venne costruita la chiesa: era un uso normale, nell’epoca tardo antica, in cui gli edifici pagani venivano convertiti in chiese oppure esorcizzati facendovi sorgere sopra un luogo sacro. Ecco quindi le lontane radici di questa legenda: a Benevento sorgeva un importante tempio di Iside, che ci è peraltro noto anche da molte iscrizioni votive trovate nella zona; Benevento infatti nella tarda antichità era uno dei centri più importanti del culto di Iside in Italia e certamente molti dovevano essere i fedeli di questa dea. Il cristianesimo vittorioso abbatté il tempio e disperse i seguaci, ma attraverso il tempo, e sino almeno al’epoca longobarda, i rituali di questa divinità e altri culti pagani vennero confusamente praticati da persone che si riunivano in segreto: e infatti, il serpente di bronzo appeso ai rami del noce altro non è che un simbolo religioso tipico del culto di Iside. La leggenda dunque, nel suo modo fantasioso, è una testimonianza di come a livello popolare i culti pagani non fossero ancora estinti ma proseguissero in modo oscuro e degradato, identificandosi con quei rituali stregoneschi che erano, e furono sempre, praticati in luoghi isolati, non solo come espressione di religiosità popolare, ma anche come forma di opposizione al potere, sia politico che religioso. La storia delle streghe che di notte si riuniscono attorno al noce di Benevento a ballare assieme al diavolo e a compiere riti oscuri attorno a un albero, in effetti, è uno dei prototipi di uno schema di credenze che genererà nei tempi non solo leggende, ma anche inquisizioni, processi e roghi di streghe.»

 

 

 

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12/05/2012

saluti da Francesco Piccolo

Salve a tutti! mio padre Gabriele è di Cervinara, io vi ho vissuto fino a 9 anni prima in via dei Monti Scalamoni e poi in via cioffi. ho frequentato le elementari fino alla 4^ prof. PIETRO LAPATI O LAPATO non ricordo. Sono cugino di Carmine e Alfonso Perrotti. sono del 1955 conoscevo tra quelli della mia età più o meno Roberto Taddei - Antonio Musto - e quelli dei cioffi Tonino Mario Paqualino a nera- Santiniello, Michelina., Michele e menestella, Raffaele o stagnaro Mario Aldo o scarparo e altri Giannaccone. se c'è qualcuno si faccia sentire mi trovate anche su facebook. saluti io vivo in Liguria a Chiavari (GENOVA)"

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30/04/2012

comunicato stampa

I Consiglieri della maggioranza dell’Amministrazione Comunale di Cervinara esprimono forte  solidarietà al Sindaco Filuccio Tangredi, alla Giunta e all’intera  comunità Cervinarese.
Per colpa di  un giornalismo fazioso e non obiettivo vengono strumentalizzati in mala fede fatti di cronaca ed atti vandalici che non hanno e non possono avere alcun collegamento con la trasparente attività amministrativa.
I fatti e i rapporti politici non hanno nulla da spartire con certe vicende
personali, di cui si sta occupando chi di dovere per fare definitiva chiarezza.
 
Allo stato, gli atti intimidatori sono solo di quelli che, con intentospeculativo e con cattivo gusto, si allineano acriticamente alle stupidaggini lette qua e là, procurando un ingiustificato allarme, discredito alle istituzioni locali ed offese personali a  danno di chi tutti i giorni lavora per i bisogni della gente.
 
Si sta valutando l’opportunità di sporgere querela contro tutti i responsabili, per il reato di diffamazione a mezzo stampa e per qualsiasi altro reato che dovesse emergere per i fatti di cui sopra.
In tal caso ci costituiremo tutti parte civile a tutela della integrità morale, del decoro personale e del buon nome del Sindaco, della Giunta e dell’ intera comunità.
 
CERVINARA 29 APRILE 2012

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05/04/2012

La storia di alcune nostre strade

 

carlo del balzo.jpg

 

Questo è il volto dell'uomo a cui è stata intitolata Via Carlo del Balzo nel centro di Cervinara.

Carlo del Balzo (San Martino Valle Caudina, 31 marzo 1853San Martino Valle Caudina, 25 aprile 1908) è stato uno scrittore, politico e letterato italiano, protagonista poliedrico della stagione del Naturalismo italiano.

Del Balzo fu uno scrittore verista, impegnato nella costruzione di un ciclo, quello dei Deviati. Pur non raggiungendo i livelli artistici di grandi autori contemporanei (fra tutti Verga e la Serao) è certamente una figura interessante soprattutto per la ricchezza della dimensione narrativa, i cui debiti sono riconoscibili nei riguardi dell'estetica desanctisiana e di quella zoliana.

Nel 1890 e nel 1892 fu candidato al parlamento con i partiti della Estrema Sinistra nel collegio di Mirabella Eclano, ma fu dopo qualche anno che divenne deputato (legislature 1897-1900 e 1900-1904). Repubblicano, legato alla tradizione risorgimentale e garibaldina, intese il suo impegno politico soprattutto come dimensione morale. Era quindi destinato ad entrare rapidamente in collisione con la realtà trasformistica della vita parlamentare del tempo, in cui il malcostume politico era molto diffuso. La sua opera forse più riuscita, il romanzo Le Ostriche (1901) allude appunto ai parlamentari cosiddetti ministeriali, attaccati come le ostriche al governo per ottenerne la rielezione attraverso la distribuzione clientelare del potere.

 

Il giudizio sulla politica del tempo è quindi impietoso. Scrive infatti in Di alcune cause della presente decadenza parlamentare: "Ormai, purtroppo si sa, ci troviamo innanzi questa catena: il sindaco vende la sua coscienza al deputato, e il deputato vende la sua coscienza al Ministero per il bene inseparabile del re e della patria". Ma la sua polemica si rivolse anche a Napoli, città di cui seppe denunciare la decadenza ed il fenomeno camorristico, oltre all'influenza di questo sulle liste elettorali anche nel governo locale.

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Il fratello Girolamo Del Balzo Nato a San Martino Valle Caudina (Avellino) il 26 luglio 1846 Deceduto a San Martino Valle Caudina (Avellino) il 6 ottobre 1917. Girolamo Beltramo Del Balzo (fratello di Carlo) fu sindaco di San Martino, eletto deputato di Avellino e Baiano nel 1873 (XV legislatura) sconfiggendo De Sanctis. Fece parte dei Governi di Giolitti, Tittoni e Fortis.

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foto Angelo Marchese-1904 Comune di Cervinara in occasione della presenza dell'On. G.Del Balzo


Via Paolo Emilio Imbriani

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Nacque a Napoli, figlio di Matteo, originario di Roccabascerana, e di Caterina Di Falco di Pomigliano, ma visse a lungo a San Martino Valle Caudina.

 

Animato dagli ideali liberali e patriottici della carboneria, condivise, con il padre Matteo che aveva partecipato ai moti del 1820-21 contro il governo borbonico, la condanna all'esilio.

 

Rimpatriato nel 1831 conobbe Francesco De Sanctis; iniziò i suoi studi giuridici e strinse una forte amicizia con l'avvocato e patriota calabrese Giuseppe Poerio, del quale pochi anni dopo sposò la figlia, Carlotta, dalla quale ebbe sei figli: Giuseppe, Vittorio, Caterina, Matteo Renato, Giorgio, Giulia.

 

Durante la rivoluzione del 1848 fu segretario generale al Ministero della Pubblica Istruzione nel breve (13 aprile-15 maggio) governo liberale di Carlo Troya. All'Università di Napoli, insegnò Filosofia del Diritto e Diritto Costituzionale.

 

Sfuggì alla condanna a morte dei Borbone, ricoverandosi sulla nave francese "Vauban".

 

Nel 1863 entrò al Senato del Regno d'Italia.

 

Fu professore di Diritto naturale e Diritto delle genti all'Università di Pisa.

 

Tra il 1870 e il 1872 fu anche sindaco di Napoli e si distinse soprattutto per l'impopolare scelta di cambiare il nome della bellissima e storica Via Toledo in Via Roma. Il cambiamento suscitò subito varie reazioni a cominciare da quella dello storico Bartolommeo Capasso che, nonostante fosse dichiaratamente a favore dell’unità d’Italia, definì così la scelta: «una denominazione che non ha guari, disconoscendosi la storia si è voluta in altro mutare». L’opinione pubblica fu contrarissima alla modifica e Imbriani arrivò a far sorvegliare le leggende durante la notte da drappelli di guardie municipali temendo che i napoletani le avrebbero infrante a colpi di sassi. Non bastò a rassicurare lui ne a calmare i cittadini l’aggiunta della dicitura “già Via Toledo”. Si formò anche un comitato cittadino pro "via Toledo" e non furono risparmiate feroci raffiche di satira contro il sindaco; in città si diffuse velocemente una strofetta che recitava: «Un detto antico, e proverbio si noma,
/ dice: tutte le vie menano a Roma;/ 
Imbriani, la tua molto diversa,/ 
non mena a Roma ma mena ad Aversa». Laddove, tra i tanti primati del Regno delle Due Sicilie, c'era la prima struttura manicomiale in Italia, la Real Casa dei matti aperta nel 1813.

 

Morì a Napoli, il 3 febbraio 1877 [1]. Il sepolcro Imbriani-Poerio è stato riconosciuto monumento nazionale con il Regio Decreto n. 65 del 23 gennaio 1930.




 

 

 

 

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04/04/2012

Li chiamarono Briganti Epilogo di Lina Sastri testo

Il sangue è passato ancora,
sopra questa terra amara
La morte si fa destino,
lo sfregio diventa storia
il ferro fuoriesce dal corpo dei padri
davanti agli occhi dei loro figli
piangono senza riuscirci i bambini, nudi
L’Italia si svilupperà con l’arte
della rabbia ed il rancore
saranno cittadini senza nessun onore
saranno terre lontane e lacrime e bastimenti
il modo per dimenticarsi i torti ed il tradimento
per non provare i comandi dei soldati
dentro le nostre case,
gli insulti, i tormenti, le umiliazioni
che entrano nelle ossa
e sarà l’arte di vivere
senza credere più in nessuno
sarà l’arte di imbrogliare
per non coricarsi digiuni
saranno guappi, pettegole, ladri, santi, ruffiani
saranno duchi e cenciosi, preti e ciarlatani
profumi nei palazzi,
sottane e guardinfanti
bassi umidi e scuri,
bocche con l’alito di cipolle
una pizza col nome di regina
di chi fu il nemico di ieri
i nipoti di chi fu Brigante
saranno Carabinieri
sarà un ferita aperta
sotto l’acqua ed il sole,
un corpo che si spegne
senza emanare odore,
un grido senza voce
che va per terre e città,
un tormento senza nome
che la notte viene a trovarti
gente senza pace
troverà le parole giuste
per meglio nascondere
le cose che non vuol dire
sarà allontanarsi sempre
da ciò che tocca il cuore
sarà dimenticarsi l’innocenza,
sarà rendere più duro l’amore
sarà recitare la commedia
per le strade e nei letti
sarà far soffrire l’altro
solo per fargli dispetto
e il freddo scava la coscienza,
l’onestà diventa un capriccio
e per le genti della terra mia
ma io canto, canto, canto
canto per tutti
canto per dare coraggio,
canto per dare speranza
canto per la dignità
che ne abbiamo avuta tanta
canto un canto di uomini
che sono stati
Briganti !

14:37 Scritto da: terredibriganti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook