EVENTO CULTURALE A CERVINARA PALAZZO MARCHESALE,29 MAGGIO 2011 FOLLA DELLE GRANDI OCCASIONI PER IL LIBRO DI VITTORIO ESPOSITO.

 

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DAL MONDO CONTADINO AL MONDO DEI GABBIANI

Nella stupenda cornice del Palazzo Marchesale di Cervinara è stato presentato il libro di Vittorio Esposito, “ Un gabbiano all’improvviso”, edito da “Il Chiostro” di Benevento. Nell’ampio salone, ricco di affreschi, davanti ad un pubblico emozionato e straboccante, è stato ripercorsa la vita dell’autore scomparso 25 anni fa. L’opera postuma, curata dal figlio e dal nipote, che si chiamano entrambi Antonio Esposito e sono entrambi Docenti di Lettere nelle Scuole Superiori, raccoglie centosessanta poesie ed un lungo racconto sulla figura della madre. L’itinerario poetico di Vittorio Esposito comincia dalla morte del padre, avvenuta l’11 settembre 1943, sotto le bombe a Benevento, e si conclude nel 1983, un anno dopo la scomparsa del giovane figlio Franco, provocata da un incidente motociclistico sulla costiera amalfitana. “Due tragici avvenimenti che segneranno la vita del poeta – ha sottolineato Annalisa Angelone, giornalista Rai, nel corso della presentazione – come una sorta di Torri Gemelle, cadute l’una a distanza dall’altra, come due fili di un unico destino e come indelebili richiami alla durezza del vivere”.

Il libro si apre con la rievocazione dei bombardamenti di Benevento e con il ricordo del padre, che non farà più ritorno a casa.Il poeta rincuora la madre, rimasta vedova e sola ad educare e crescere dieci figli e rimpiange l’amato genitore con queste dolci parole: “Com’era azzurro il cielo allora, come belle fiorivano le viole e com’era bello e forte il tuo parlare!”. Passano gli anni e Vittorio Esposito si trasferisce a Salerno con la famiglia.Qui si tuffa con passione nell’attività di professore di italiano e latino e poi di preside.La sua carriera scolastica si concluderà alla guida del Liceo Scientifico di Montesarchio.

Tra i due momenti drammatici si snoda una vita intensa raccontata in versi, una lunga cavalcata tra i ricordi dell’adolescenza, “quando le cose non sono ancora come sono”, un caleidoscopio di emozioni vissute nel mondo contadino, tra la masseria di Cardito e il fiume Isclero, tra i campi di grano ed il cortile delle rose e dei ciliegi, tra il pecorello smarrito e la cavalla focosa.Un bagaglio di immagini suggestive che il poeta porterà con sé quando andrà a vivere in città, dove si innamorerà del paesaggio marino ed in particolare dei gabbiani, uccelli tanto cari al suo cuore, metafora eterna di purezza e di libertà. Seguendo la scia di questi “messaggeri alati”, l’autore immagina un giorno di poter fuggire via dalle pene della vita.

Nella città di mare non dimenticherà mai il microcosmo delle sue radici, come emerge in questi versi pieni di nostalgia: “Amico che vivi /ove il pioppo inghirlanda i poderi / e i ruscelli menano a riva / campanule primule e viole / e godi lo splendido sole / che illumina la Valle Caudina / tu pensi che io / preso dall’incanto del mare / non ho più nel cuore/ il dolce paese natìo! / Ti sbagli. / Quante volte ti invidio / perché so che tu bagni la mano / nell’acqua fresca d’Isclero…Sì verrò quanto prima / verrò al mio sito quieto / coglierò la pace infinita / del borgo tranquillo / e berrò / sì, berrò, alle vecchie fontane / dal fresco zampillo”.

Questo suo piccolo mondo antico lo ha reso più uomo tra gli uomini. “Io amo la vita e la gente – rileva in “Se oggi sorrido” – perché fui il ragazzo giocondo, che corse fra i pioppi felice, altrimenti col male che poi è venuto durante il cammino, avrei dovuto soccombere”.

Il racconto della terra degli antenati è attraversato da un canto di pace e di giustizia, accompagnato dalla ferma condanna della violenza.Il suo appello agli uomini perché ritrovino fratellanza ed uguaglianza trova vigore nelle poesie dedicate all’uccisione di John Kennedy, al colpo di stato in Cile, alla strage di Bologna.Per comunicare non c’è bisogno di “frasi incomprensibili e termini sonori”. “Rifiuto la parola oscura! – scrive in “La mia scelta”- Sono convinto che chi sa ama la semplicità”.

L’ispirazione diventa più intensa e profonda quando parla del padre “luminoso punto dell’aurora” e della madre “che tutto risolve senza nervosismi”.Le poesie più commoventi e toccanti sono quelle che rievocano la tragica morte del giovane figlio.Da “L’ardente giovinezza” a “Vicino alla tua bara”, da “Come vivo “ a “Quello che vero non è più”, lo struggente ricordo si conclude con un doloroso interrogativo: “Quando muore un figlio così che senso ha ancora vivere?”.

Ma, nonostante il pesante fardello di tanti sogni svaniti, l’autore ritrova la forza per intraprendere “nuovi impercorsi sentieri che portino all’aurora di un’era senza alfabeto”. “Troppo ci ha confuso la lingua che pur ci illudeva di chiarezza – scrive in “Ratio et sensus”- guardatemi negli occhi, non parlate.Preparate intimamente il grande gesto del rinnovamento.La parola è solo un vizio antico, eterno è il sentimento”.Un messaggio chiaro, condensato nell’ultima poesia della raccolta, intitolata “Amori non errori”, che rappresenta un po’ il riassunto della sua vita, dove dirà: “Non pensare che errori siano gli amori…quelli sono stati i pochi momenti indovinati…errori sono stati le fedi, i giuramenti, le ideologie che mi hanno legato a croci, a tormenti, ad astinenze, che mi hanno ridotto all’osso l’esistenza, togliendole il gusto delle acrobazie”.

L’antologia “Un gabbiano all’improvviso”, che in copertina riporta un’opera dell’artista Cosimo Servodio, si chiude con un racconto dedicato alla madre, protagonista del coraggioso viaggio a Benevento per recuperare il corpo del marito sotto le macerie. Vittorio Esposito, che allora aveva appena quattordici anni, descrive dettagliatamente tutte le tappe di quest’autentica avventura e nello stesso tempo tratteggia i giorni della guerra, la vita nei rifugi, l’arrivo dei tedeschi a Cervinara, le scene ilari e drammatiche del suo quartiere ed infine il grande sgomento per la perdita del padre.

Così la poesia e la vita di un uomo si intrecciano con la storia di una comunità.

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Durante la presentazione del volume, è stato possibile rivivere alcuni momenti di questo cammino lungo quarant’anni, grazie alla lettura delle poesie più significative, effettuata con maestria dai pronipoti dell’autore.Per ricordare l’intellettuale, scomparso nel 1986 all’età di 57 anni, sono intervenuti, tra gli altri, il figlio e il nipote, Giuseppe Simeone, preside del Liceo Scientifico di Montesarchio, e Francesco Viola, assessore alla cultura del Comune di Cervinara.

Il libro,che é composto da 256 pagine e può essere richiesto a terracaudina@libero.it, raccoglie solo una parte delle circa 400 poesie e dei numerosi racconti,che Vittorio Esposito ci ha lasciato nella casa di Cervinara, dov’era ritornato dopo il terremoto del 1980.

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                                                                                                                                    Antonio Esposito

EVENTO CULTURALE A CERVINARA PALAZZO MARCHESALE,29 MAGGIO 2011 FOLLA DELLE GRANDI OCCASIONI PER IL LIBRO DI VITTORIO ESPOSITO.ultima modifica: 2011-07-02T09:56:48+02:00da terredibriganti
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